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Corato Live
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Popolare di Bari e investimenti inadeguati: cosa cambia dopo le pronunce della Corte di Cassazione

Negli ultimi anni, il tema della tutela del risparmio e della corretta applicazione delle regole di trasparenza e adeguatezza negli investimenti bancari è tornato al centro del dibattito pubblico. Le vicende legate alla ex Banca Popolare di Bari hanno coinvolto migliaia di famiglie, spesso composte da risparmiatori con profili prudenti che si sono ritrovati esposti a strumenti finanziari complessi o illiquidi.

In questo contesto, numerosi cittadini hanno scelto di far valere le proprie ragioni in sede giudiziaria, affidandosi a professionisti specializzati in diritto bancario e finanziario. Tra questi, anche gli avvocati dello Studio Legale Regina e l’Avv. Dario Lafasciano, che in diversi procedimenti hanno affrontato questioni legate al dovere di adeguatezza, alla profilazione del cliente e alla responsabilità dell’intermediario.

L’intervista che segue racconta la storia di un risparmiatore di lungo corso, offrendo uno spaccato concreto di come determinate dinamiche si siano manifestate nella pratica quotidiana.

Può descriverci brevemente il suo rapporto storico con la Banca Popolare di Bari prima dell'acquisto?

Ero cliente da oltre vent’anni. Per me la Popolare di Bari non era solo una banca, era la banca della mia città. Conoscevo i dipendenti per nome, ci si scambiava gli auguri a Natale, mi recavo in filiale con regolarità per le normali operazioni. Avevo lì il conto corrente, l’accredito dello stipendio e i risparmi di una vita.

Qual era il suo obiettivo quando ha deciso di investire i suoi risparmi? Cercava una crescita speculativa o la protezione del capitale?

Non ho mai chiesto di fare scommesse. Il mio obiettivo era la protezione del capitale: volevo mettere da parte qualcosa per la vecchiaia o per aiutare i miei figli in futuro. Cercavo un rendimento corretto, ma la priorità assoluta era non perdere i soldi. Non sono un trader, sono un risparmiatore prudente. In quel periodo avevo da poco percepito il TFR e avevo deciso di destinarlo a una riserva per il futuro.

In che modo le è stato proposto l'acquisto dei titoli? È stato lei a chiederlo o è stata un'iniziativa della filiale?

È stata un’iniziativa della filiale. Mi chiamarono per un “aggiornamento del portafoglio”, spiegando che c’era un’opportunità riservata ai soci e ai clienti storici. Se non ricordo male, vennero anche a casa per raccogliere le firme su alcuni documenti e moduli. In quell’occasione l’investimento mi fu presentato come solido, definito a voce “un assegno circolare”, legato alla crescita della banca che, in quel momento, appariva in forte espansione.

Durante i colloqui con il consulente, le sono stati illustrati i rischi di illiquidità del titolo?

Assolutamente no. Non mi fu mai spiegato che, trattandosi di una banca non quotata, avrei potuto incontrare enormi difficoltà a rivendere le azioni. Mi dissero che, in caso di necessità, sarebbe bastato dare l’ordine di vendita e in pochi giorni avrei riavuto i miei soldi. La parola “illiquidità” non è mai stata pronunciata. Inoltre, essendoci un rapporto di fiducia con gli impiegati e sapendo che molti altri clienti avevano acquistato gli stessi prodotti, mi sono fidato.

Le è stato somministrato il questionario di profilazione del rischio? Ritiene che riflettesse la sua reale tolleranza alle perdite?

Sì, mi fecero firmare diversi fogli, ma fu una procedura rapidissima. Il consulente scorreva le domande e io e mia moglie firmavamo dove ci veniva indicato. Ci dissero: “Sono formalità per la pratica”. Solo dopo ho scoperto che avevo firmato documenti in cui venivano indicati i nostri profili di rischio e tutte le altre informazioni necessarie per procedere all’acquisto.

Quando ha capito che il valore del suo investimento era a rischio o che non poteva disinvestire? Come ha reagito la banca?

Ho compreso i rischi quando ormai era troppo tardi, quando erano già circolate le prime notizie ufficiose su una situazione non proprio rosea della banca. Poi sono arrivate le notizie ufficiali sui giornali, il crollo del valore delle azioni e la paura è diventata certezza di aver perso tutto.

A quel punto molti dipendenti sono stati trasferiti, forse anche perché erano stati loro stessi a promuovere gli investimenti. I nuovi referenti, inizialmente, fornivano rassicurazioni generiche: “È solo un momento difficile”, “Abbiate fiducia”. Con il passare del tempo, però, ho trovato un muro di gomma: risposte formali, distaccate. Mi sono sentito abbandonato proprio da chi mi aveva convinto a investire.

Cosa l’ha spinta, alla fine, a rivolgersi a un legale e ad avviare un’azione giudiziaria?

All’inizio avevo “messo una pietra sopra” alla mia liquidazione, considerandola ormai persa. Poi ho saputo che molti azionisti avevano ottenuto decisioni favorevoli. Temevo che il tempo trascorso avesse compromesso ogni possibilità, ma mi è stato spiegato che esistevano ancora margini concreti per far valere i miei diritti.

Ho così approfondito anche il quadro normativo: la disciplina MiFID, recepita nel TUF, impone all’intermediario di evitare operazioni inadeguate rispetto al profilo del cliente. Se un risparmiatore è classificato come “conservativo”, l’acquisto di azioni — strumenti rischiosi e, nel caso della ex Popolare di Bari, anche illiquidi — può risultare incompatibile con il dovere di protezione.

Mi è stato inoltre chiarito che la semplice firma su moduli precompilati non esonera la banca da responsabilità quando l’operazione è palesemente incoerente con la reale situazione patrimoniale e con l’esperienza finanziaria del cliente. Oggi spero di recuperare almeno una parte di ciò che ho risparmiato in una vita di lavoro.

Sul punto, occorre chiarire che si stanno susseguendo numerose sentenze del Tribunale di Bari (tra cui la recentissima Sentenza n. 1578/2026) che, se da un lato, confermano il diritto dei risparmiatori ad ottenere, a titolo di risarcimento del danno subito in conseguenza del comportamento dell’Istituto di credito, la restituzione degli importi versati a suo tempo è anche vero che, dall’altro, sta mutando l’orientamento sul momento a partire dal quale decorre la cosiddetta prescrizione ossia il periodo di tempo entro cui bisogna far valere un diritto; tale elemento è sicuramente da non sottovalutare e da verificare caso per caso al fine di comprendere se vi sono ancora i presupposti. Possiamo dire che il tempismo è fondamentale in questo momento.

L’articolo ha finalità di informazione giuridica sulla tutela del risparmio e non costituisce in alcun modo parere legale, consulenza professionale o sollecitazione all'avvio di azioni giudiziarie. Ogni vicenda presenta caratteristiche specifiche che devono essere valutate da un professionista qualificato.