Da Corato a Santiago: tremila chilometri a piedi per riprendersi la vita
Tremila chilometri separano Corato da Santiago de Compostela. Ma sono anche la distanza tra un passato difficile e il desiderio di ricominciare.
“Da Corato a Santiago - 3000 km per ritornare alla vita” è il progetto di Norbert, 69 anni, austriaco di origine ma in Italia dal 1986.
Il 1° maggio partirà a piedi dalla porta di casa sua, a Corato, per raggiungere Santiago de Compostela, in Spagna: un pellegrinaggio in solitaria, lungo circa quattro mesi, che attraverserà la Via Francigena e altri cammini europei.
È un viaggio che nasce da una storia personale rimasta sospesa per oltre quarant’anni.
«Questo progetto nasce dalla volontà di riappropriarmi definitivamente della mia vita dopo aver affrontato le conseguenze emotive e psicologiche di un abuso prolungato, di natura sessuale, avvenuto durante la mia infanzia e giovinezza» racconta Norbert.
«Per più di quattro decenni questo capitolo della mia vita è rimasto inespresso. Era un tempo in cui il silenzio era l'unico modo per andare avanti. Poi, a un tratto, ho deciso di parlare».
Tutto è riemerso 38 anni fa.
«Nel 1988, durante il funerale di mio padre, la presenza di due persone che non avrei mai più voluto incontrare mi riportò a dolorosi ricordi della mia infanzia. Le ferite, a lungo ignorate, si riaprirono. Il dolore trattenuto sgorgò travolgendo me e la mia famiglia. Quell'incontro cambiò ancora una volta il corso della mia vita».
Da lì, anni di fatica e silenzi. Poi, uno spiraglio di luce. Nella vita di Norbert, come un’intuizione ancora lontana, si fa strada il Cammino di Santiago, uno dei più antichi itinerari di pellegrinaggio d'Europa.
«Il Cammino entra nella mia vita nel 1994 e diventa un pensiero che non mi avrebbe più lasciato. Me ne parlò un connazionale austriaco, raccontando il suo viaggio. Quell’idea si fece spazio dentro di me: forse era solo un sogno, o una fuga dai problemi. Ma non ero ancora pronto: i traumi erano ancora troppo vivi».
Il primo passo reale arriva quasi vent’anni dopo.
«Nel 2013 partii davvero. Da Saint-Jean a Santiago, in 24 giorni. Fu un cammino soprattutto interiore. A Grañón, nell’albergue parrocchiale, vissi i primi veri momenti di rinascita e qualcosa cominciò a guarire. Passo dopo passo, il Camino Francés mi condusse fino a Santiago, cambiando qualcosa in me che non sarebbe mai più scomparso».
Da allora, in qualche modo, il cammino non si è più interrotto. Negli anni successivi Norbert torna più volte lungo i percorsi verso Santiago: il Camino del Norte, il Primitivo, il tratto fino a Finisterre. Diventa hospitalero volontario, incontra persone, condivide tratti di strada.
«Ogni incontro era uno specchio, ogni passo un sorso di energia. Ci incrociavamo, ci dividevamo, ma rimaneva sempre qualcosa. L’energia tornava lentamente, come se ogni viaggio ricostruisse una parte di me. L’arte e gli incontri mi aiutavano a riconoscere e dare forma al mio dolore».
Nel 2022, un momento particolare. «Lungo il Camino Francés, a Pamplona, incontrai mia figlia e per tre giorni percorsi con lei alcune tappe. Un tratto breve, ma intenso. Quella condivisione lasciò in me un segno profondo, una felicità autentica».
Poi gli ostacoli fisici, le operazioni alle ginocchia, il corpo che presenta il conto. Ma anche lì il cammino resta una direzione da seguire.
«Negli ultimi anni il corpo ha chiesto il suo prezzo. Il dolore alle ginocchia, le operazioni. Ma, anche allora, il Cammino era presente come una sorta di sostegno: il sogno di partire un giorno da casa, con nuove ginocchia, e arrivare fino a Santiago».
E ora quel giorno sta per arrivare: il 1° maggio sarà il punto di partenza e, insieme, un nuovo inizio.

«Dopo tanti anni di vari Cammini verso Santiago, mancava all'appello una parte molto importante della Via: quella da casa. Non la casa dove sono nato, ma quella in cui ho cominciato a rinascere: Corato.
Intraprenderò questo pellegrinaggio da solo. Sarà un cammino dentro di me, una testimonianza del fatto che, nonostante un passato difficile, è possibile ritrovare una strada, una via d'uscita per tornare a vivere.
Durante il percorso, avrò l'opportunità di condividere le mie esperienze di vita, offrendo una testimonianza concreta della possibilità di affrontare e superare i nostri demoni più terrificanti e di trasmettere un messaggio di speranza a chiunque si riconosca in queste parole».
Dietro questa partenza c’è anche un lavoro concreto, costruito nel tempo. La preparazione fisica, dopo le operazioni, è stata meticolosa: alimentazione seguita da specialisti, controlli medici, allenamento costante.
«Dopo aver ultimato il processo della protesi al secondo ginocchio, nell’autunno del 2025 ho iniziato a prendermi cura di me. Ho iniziato a sottopormi a diversi controlli medici. Qualche giorno fa ho superato quello più importante: il test cardiologico sotto sforzo. Il medico mi ha dato esito positivo e, scherzando, mi ha detto che potrei addirittura “tornare a casa anche per 3000 km”».
Ma il passaggio più complesso è stato un altro.
«La preparazione più dura e lunga è stata quella psicologica. Molto prima ancora di sapere che avrei intrapreso questo cammino, ho lavorato anni dal punto di vista emotivo e psicologico sul trauma subito e le sue conseguenze.
Ogni dolore, ogni umiliazione che sentivo dentro aveva lasciato un segno. Nel mio caso, quei segni si sono trasformati in dolore fisico, nelle articolazioni delle spalle e delle ginocchia.
Non voglio dimenticare il passato. Voglio trasformarlo in forza e in speranza. Perché, nonostante tutto, un nuovo senso nella vita è sempre possibile».
Durante il percorso Norbert attraverserà territori e comunità, spesso affidandosi alla semplicità dell’accoglienza lungo la strada. Il viaggio sarà raccontato anche sui social, sul profilo Instagram @norbert_coratosantiago.
Ma il punto non è la destinazione. «Santiago sarà la meta - dice Norbert - ma il vero obiettivo è il cammino stesso». E, soprattutto, la possibilità - passo dopo passo - di tornare alla vita.